Performance sanitaria: il primo posto alla Toscana

Performance sanitaria: il primo posto alla Toscana

Anche per quest’anno la Toscana si conferma al primo posto nella sanità. A seguire Lombardia e Veneto, mentre fanalino di coda, Calabria, Abruzzo, Puglia, Friuli Venezia Giulia e Molise. Tutte le altre regioni si trovano nella terra di mezzo con qualche novità: la Liguria conquista diverse posizioni, mentre l’Emilia Romagna ne perde qualcuna pur rimanendo tra le migliori regioni.
È questa la fotografia delle performance dei sistemi sanitari regionali presentata qualche settimana fa dal Crea Sanità, il think-tank dell’Università di Roma Tor Vergata per la ricerca economica sanitaria. La valutazione della Performance 2017 è stata effettuata su un set di 15 indicatori, tre per dimensione, selezionati dal Panel di esperti in funzione della loro rilevanza e attendibilità. Le dimensioni di valutazione sono cinque: sociale (equità), economico-finanziaria, appropriatezza, esiti e, per la prima volta, l’innovazione.
La spaccatura Nord-Sud rispetto ai problemi della sanità ha trovato una sua nuova dimensione nei criteri di misurazione della performance. Ogni regione la pensa a modo suo sugli indicatori di spesa. I panel che provengono dalle Regioni in piano di rientro, una minore spesa è “sinonimo” di migliore performance, mentre per chi arriva dalle Regioni in pareggio, la maggiore spesa non pregiudica a priori la performance. Il Sud più in difficoltà valorizza il potere “salvifico” delle risorse, a dimostrare che chi dispone di più risorse, può creare migliore performance di sistema. In sostanza, il peso della dimensione economico-finanziaria (21,2%) cresce, ma assume un significato opposto a seconda del contesto di provenienza: per il Sud è l’unico volano possibile per migliorare le performance, nelle Regioni con i conti in ordine rappresenta l’approdo di una gestione efficiente. E lo stesso discorso va fatto analizzando il contributo per categoria di stakeholder: gli utenti sembrano dare maggior importanza al sociale e all’economico-finanziario (oltre il 50%) e meno valore poi alle dimensioni dell’appropriatezza, innovazione ed esiti, che sono sentite “più tecniche” e apparentemente più lontane dai cittadini.

 

Fonte: il Sole 24 Ore