Una nuova “Cultura” nelle Relazioni Industriali?

Una nuova “Cultura” nelle Relazioni Industriali?

Il 15 dicembre scorso si è tenuto un convegno sulle Nuove Relazioni Sindacali, organizzato da AIDP Toscana, che ci ha dato la possibilità di riflettere concretamente su quella che sembra prefigurarsi, come una nuova cultura nelle relazioni industriali.

Presenti l’onorevole Simoni, un componente toscano di FEDERMECCANICA ed un Dirigente sindacale CGIL. Spunti notevoli di riflessione si sono avuti sul contesto delle relazioni industriali anche se l’oggetto su cui si è sviluppato il dibattito era, e non poteva essere diversamente, il recente accordo dei Metalmeccanici. Per quest’ultimo, e “pour cause”, gli aggettivi, specie sulla stampa specializzata, si sono sprecati: accordo epocale, “contratto per la svolta”, “investimento sulle persone”. Una comune consapevolezza quindi, di lavoratori ed imprese, sul nuovo contesto che coinvolgerà, 3.000.000 di persone.

L’onorevole Simoni ha in particolare messo in rilievo che il contratto in parola comporta un rinnovamento culturale prima che contrattuale. Come noto, entrano in gioco elementi come il “welfare” e la “formazione”, considerati fino a poco tempo fa (e non solo dai sindacati…) fattori meramente aggiuntivi ed integrativi di un patto contrattuale, quando anche citati.
L’approccio generato dalla sottoscrizione dell’accordo, poi sottoposto e passato al vaglio del referendum, rappresenta un aspetto che ha a che fare con la cultura: la cultura dello “stare” nell’impresa, la cultura delle relazioni e dei rapporti tra “stakeholdes”, la cultura della formazione come carta da giocare costantemente sul tavolo e come opportunità/chance per ciascuno. Ma la cultura, come richiamato dall’onorevole Simoni. richiede tempo. Ed è già qualcosa che un primo importante, passo sia stato fatto. Diventa quasi retorico affermare che il cambiamento rappresenta ormai una costante, ma se questo è vero, è anche vero che saranno necessarie competenze per gestire il cambiamento. Certo le nuove tecnologie, che cavalcano l’onda inarrestabile dell’Industria 4.0, generano un fabbisogno costante e da soddisfare in modo rapido di nuove competenze.

Tale sfida pare essere stata raccolta anche dal sindacalista presente all’incontro che ha parlato a sua volta di svolta nei comportamenti sindacali necessari, auspicando il ritorno agli investimenti e l’interruzione della sola progressiva compressione costo del lavoro. Investimenti che certo si accordano con quel che prevede tutto ciò che si raggruppa nella galassia dell’industria 4.0, potente iniezione di ICT che rivoluziona davvero il modo di produrre e che finanche cambierà il modo stesso di fare economia.

Pur nella soddisfazione del risultato conseguito con la sottoscrizione dell’accordo, il rappresentante di Federmeccanica mette in conto che quando si cambia qualcosa, sia fisiologico che ci siamo resistenze. Ed indubbiamente le resistenze sono legate alla comprensione degli strumenti adesso a disposizione della contrattazione. Se esiste un filo rosso ed un percorso, ha proseguito, questo parte dalla costatazione che gli interlocutori si sono trovati sin dall’inizio di fronte ad una situazione drammatica: 30% di produzione in meno, 300.000 posti di lavoro persi, pressione fiscale al 60%. Quasi la conseguenza di una guerra. E’ stato adottato quindi da entrambe le parti un approccio pragmatico. Oggi abbiamo benefici e strumenti ad un costo ragionevole e sostenibile dal comparto. Un accordo che resta in qualche modo sperimentale in quanto, se concordiamo sulle premesse, legato all’imminenza del cambiamento, niente può essere scritto sulla pietra. Ma intanto sono a disposizione queste condizioni e questi strumenti: assistenza sanitaria gratuita per tutti dipendenti e familiari, ben 3.000.000 dipendenti l’avranno. Un contratto dunque molto importante. E unitario. Era dal 2008 che non lo era stato. Ed inoltre firmato dalle parti senza il soggetto terzo (governo).
L’atteggiamento del sindacato ad affrontare il tema del welfare è stato unitariamente favorevole pur ribadendo attenzione ad una prospettiva in cui sia lo Stato il massimo erogatore del servizio sanitario onde evitare che i cittadini si dividano.

Forse è necessaria una vera e propria “quarta rivoluzione”, dato che la terza via ormai non regge più non essendo più possibile distribuire ricchezza che non veniva creata. Ed il punto vista ormai non può più neppure essere nazionale ma europeo. Specie se si tiene conto che ci sono paesi che sono andati più avanti nel concetto di ripensamento del welfare. Se infatti oggi in Italia l’88 per cento dei contributi vanno in spesa pensionistica, in Olanda solo il 35 per centro viene investito in pensioni il resto va invece, ad esempio, in asilo nido. Non c’è bisogno a quel punto di metterlo in accordi aziendali. Il convegno si è chiuso con una domanda posta dal dottor Barontini, di Aeroporti Pisa e Firenze sulla coesistenza tra Contratto collettivo nazionale e accordi locali e sul tema della complementarietà tra sistemi di collocamento pubblici e privati che In Olanda sperimentano da 20 anni. Ha replicato l’esponente di Federmeccanica sulla prima domanda sulla coesistenza tra primo e secondo livello, sia pure con funzioni diverse ed anche con maggior autonomia sul secondo anche “in pejus” a seconda delle circostanze e dei contesti. L’uno non esclude l’altro. Con funzioni diverse. Se il Contratto Nazionale fornisce delle garanzie, il resto si gioca in azienda in relazione alla produttività. Il punto di svolta delle nuove relazioni sindacali ed un paradigma del nuovo contratto metalmeccanici, è che i due contratti non devono più semplicemente sommarsi sottraendo ricchezza.