Artigianato 4.0, ecco il “rinascimento” manifatturiero Made in Italy

Artigianato 4.0, ecco il “rinascimento” manifatturiero Made in Italy

Ci siamo già occupati di industria 4.0 e come molti, sentiamo la necessità di muovere una critica sulla tendenza, sempre più evidente, di cercare di imporre un modello (tedesco) ad una realtà italiana costellata, non da grandi aziende, ma da piccole e medie imprese.
Infatti, come illustra Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato: «Fare bene le cose, rispettare le regole del “su misura”, della personalizzazione, della cura maniacale per i dettagli rimangono valori che ci fanno apprezzare in tutto il mondo. Dobbiamo continuare ad esprimere questi valori con strumenti nuovi. Del resto, non è un caso che oggi un po’ tutti, multinazionali in testa, riscoprano, addirittura appropriandosene senza meriti, il valore artigiano, il saper fare a regola d’arte». La Germania «ci presenta un proprio modello di politica industriale, con un approccio alla digitalizzazione d’impresa che riguarda soprattutto la grande impresa». Il nostro tessuto produttivo, è come dicevamo molto diverso da quello teutonico, l’Italia quindi ha bisogno di un modello diverso, che valorizzi le caratteristiche del nostro sistema industriale: rapidità, personalizzazione, creatività.
Tra l’altro, la valorizzazione delle competenze artigiane e manifatturiere del Made in Italy, oltre che sulla conquista dei mercati internazionali, può puntare sul mercato interno, perchè, a noi italiani piacciono le cose esclusive. Pensiamo all’abbigliamento, all’automobile, il consumatore italiano è viziato, ama il lusso personalizzato. Il mercato dell’auto è emblematico: il modello base di un’auto in Italia non lo compra quasi nessuno. In Francia, è il grosso del mercato. Non è un aspetto da sottovalutare, considerando che l’Italia è il 12esimo mercato interno del mondo, secondo i dati del World Economic Forum (Global Competitiveness Report 2015-2016).
«Se noi continuano ad inseguire quello o quell’altro movimento non facciamo del bene a noi stessi» argomenta Stefano Micelli, docente di Economia e Gestione delle Imprese all’Università Ca’ Foscari di Venezia, secondo il quale bisogna porsi la domanda: «cosa abbiamo di interessante in casa che possiamo coniugare con la cultura digitale?». Risposta: una cultura della personalizzazione del prodotto e del su misura già molto sviluppata, che si traduce in prodotti di successo. Esempi: «la meccanica strumentale, produciamo macchine su misura, l’ingegneria meccanica, gli abiti, l’agroalimentare. Tutti settori in cui valorizziamo anche la varietà del prodotto».
Cosa può essere da ostacolo a questo processo?
Purtroppo dobbiamo fare i conti con un aspetto culturale, infatti è molto difficile che un artigiano, o un imprenditore, abbia la sensibilità per fare investimenti in formazione e in sviluppo. Un sondaggio sul grado di consapevolezza delle imprese verso digitalizzazione e sfide di Industry 4.0 mette in luce che l’86% degli imprenditori conoscono la tematica, ma il 50% la ritiene un fatto di moda.
Fortunatamente sono più incoraggianti i dati relativi alla diffusione del e-commerce e della presenza delle piccole e medie imprese sui social network.

 

Fonte: Agenda Digitale